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6 Giugno 2024

Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Resto del Mondo

Nirmal Purja: da eroe nazionale a persona indesiderata in Nepal?

Dhaulagiri autunno 2021: Nirmal Purja-fonte facebook

Si moltiplicano le polemiche attorno alla figura dell’alpinista nepalese, ex soldato del reggimento britannico Gurkha, accusato di molestie sessuali

Il parlamentare nepalese Rajendra Bajgain,  membro del partito d’opposizione del Congresso, ha chiesto al governo che venga vietato l’ingresso nel Paese al noto alpinista Nirmal “Nims” Purja. Lo ha annunciato il quotidiano  The Himalayan Times.

La richiesta giunge a seguito di un articolo pubblicato dal New York Times in cui Purja viene accusato di gravi abusi sessuali da due scalatrici.

Intervenendo alla riunione della Camera dei Rappresentanti del 4 giugno, il politico ha affermato che Purja ha offuscato l’immagine del Nepal, non solo per le recenti accuse ma anche per aver imputato agli sherpa il taglio delle corde fisse sistemate sull’Everest. Bajgain ha tenuto a precisare che Purja continua a scalare utilizzando la cittadinanza nepalese nonostante sia cittadino britannico.

Reazioni nel mondo alpinistico

A seguito dell’articolo pubblicato sul NYT, molti alpinisti e agenzie di spedizioni hanno esortato gli sponsor di Purja ad interrompere le collaborazioni con lo scalatore. Personaggi di spicco della comunità alpinistica internazionale hanno condannato pubblicamente il  ‘presunto’ comportamento dell’alpinista.

La guida americana Adrian Ballinger è stata una delle prime ad esporsi sui social.  “Questa settimana una delle più grandi nuove star dell’Everest, Nirmal Purja (Nimsdai), è stata accusata di violenza sessuale da parte di più donne – scrive Ballinger – L’articolo arriva dopo mesi di ricerche e interviste da parte del @nytimes @annacalla e @jennyvrentas. Ho sempre creduto che il nostro compito sia mitigare i rischi in montagna, riconoscere onestamente quelli che non possiamo controllare e scegliere se continuare. L’abuso sessuale è un pericolo che non solo possiamo mitigare, ma possiamo unirci per non tollerare nella nostra comunità. Come sottolinea l’articolo, questo non è il primo o l’unico esempio recente di molestie nel mondo alpinistico..”

“Parliamo molto di coraggio e audacia nel nostro settore, ma mai prima d’ora lo abbiamo visto in questo modo… – scrive l’alpinista americano Garrett MadisonParliamo di comunità e di prendersi cura gli uni degli altri, ma mai prima d’ora abbiamo lasciato che una parte della nostra famiglia soffrisse in silenzio in questo modo…Ci sono sempre molte prime volte in montagna. Questa non è una cosa che possiamo accettare o tollerare”.

Alcuni operatori, tra cui Adventure ConsultantsClimbing the Seven Summits, Furthenbach Adventure, hanno condannato ed espresso il loro sostegno alle donne che hanno mosso accuse contro Purja. AW Expeditions, agenzia statunitense di donne per le donne, ha condiviso questo post: “Sfortunatamente, sulla base di molte conversazioni informali, possiamo affermare con sicurezza che questo caso di alto profilo è solo la punta dell’iceberg di un problema sistemico nell’alpinismo. Lo dimostra la letteratura alpinistica contemporanea: dall’ “Annapurna” di Arlene Blum a “No Shortcuts to the Top” di Ed Viestur fino a “High Exposure” del compianto David Breashears, solo per fare alcuni esempi tra tanti. Il nostro obiettivo è promuovere l’uguaglianza di genere dentro e fuori dalla montagna. Ciò significa che vogliamo riscrivere la narrativa dell’alpinismo per trascendere la mascolinità tossica, l’abuso sessuale e altre forme di aggressione di genere. Siamo dalla parte di Lotta Hintsa, della dottoressa April Leonardo e di tutti gli altri che hanno subito violenza di genere dentro e fuori dalla montagna…”

Osprey Packs, azienda americana di zaini outdoor, ha interrotto la collaborazione con Purja. Con un comunicato, Osprey ha dichiarato che l’azienda è a conoscenza delle recenti accuse rivolte all’alpinista Nirmal Purja e che egli non è più un ambasciatore Osprey.

Nims è anche l’ambasciatore del marchio Scarpa. Scarpa World ha postato quanto segue sui social: “Riconosciamo l’importanza di affrontare questa situazione in modo serio e responsabile, quindi attendiamo sviluppi attraverso i canali appropriati“. Successivamente Scarpa ha divulgato un comunicato stampa in cui affermava che l’azienda sospendeva temporaneamente ogni attività di commercializzazione e attività promozionali, sia online che offline, associate all’atleta fino al completo chiarimento della situazione. “Monitoreremo attentamente la situazione e adotteremo decisioni commerciali man mano che la questione si evolverà, sempre in linea con i nostri valori”, si legge nella nota.

La fotografa e scalatrice Emma Svensson, ambasciatrice del marchio Grivel, ha chiuso la sua collaborazione con l’azienda, criticando la posizione di Grivel dopo le accuse mosse a Purja. Successivamente, ha pubblicato gli screenshot di un messaggio del CEO di Grivel in un gruppo WhatsApp composto da ambasciatori del marchio Grivel, insieme alla sua risposta e al suo annuncio di fine  collaborazione. Da allora Grivel ha rimosso tutte le foto di Nims e dei prodotti con il suo nome dall’account Instagram.

I membri della comunità alpinistica nepalese, non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali. In difesa di Purja, il fotografo nepalese Suman Gurung Guiding, che si appella alla “presunzione di innocenza”:

“Sono senza parole dopo essere venuto a conoscenza dell’articolo del NYT e soprattutto del rumore che lo circonda sui social. Sicurezza, rispetto, dignità e benessere dovrebbero ovviamente essere di massima importanza nel settore delle spedizioni in alta quota e in montagna. Le molestie dovrebbero essere severamente condannate.
Ma non dovremmo distinguere tra accusa e condanna? E mentre i sistemi giuridici dovrebbero fare la loro parte ora, non dovremmo preservare la “presunzione di innocenza” di qualcuno fino a quando non ci sarà una risposta legale?
Dopo la pubblicazione di accuse individuali su un rinomato giornale, mi sembra che gran parte della comunità alpinistica stia prendendo posizione contro l’imputato. L’opinione pubblica sta crocifiggendo un uomo che un tempo ha reso orgoglioso il  Nepal per la [prima] invernale al K2  e che ha infranto le barriere degli Ottomila del mondo, permettendo a persone comuni non atleti, di realizzare i propri sogni e scalare le vette più alte del pianeta. Chi è tutta questa gente per affermare che [Nims] è colpevole?
Quelle persone che una volta erano orgogliose di fare selfie con lui ora non perdono occasione per colpirlo. Perché? Gelosia del successo perché è diventato una celebrità mondiale e ha costruito un marchio popolare nell’industria outdoor…?

Arrampicatore professionista condannato all’ergastolo per aggressioni sessuali nel Parco Nazionale dello Yosemite

Intanto, un tribunale di Sacramento, in California, ha condannato all’ergastolo Charles Barrett, 40 anni, scalatore professionista statunitense, per molteplici aggressioni sessuali a donne nel Parco nazionale di Yosemite. “Ha usato il suo status di scalatore di spicco per aggredire le donne della comunità di scalatori e quando le sue vittime hanno iniziato a raccontare, Barrett ha reagito scagliandosi pubblicamente con minacce e intimidazioni”, ha dichiarato il procuratore Phillip A. Talbert. “Questo caso è una testimonianza del coraggio delle vittime che hanno denunciato questi crimini”. L’Ufficio del Procuratore continuerà a indagare e a perseguire i crimini violenti nei parchi nazionali come lo Yosemite”.