Qualche tempo fa, abbiamo dato notizia della prossima impresa di Vittorio Brumotti, campione di bike trial e inviato di Striscia la Notizia, che annunciava la sua prossima partenza per l’Himalaya, fissata per il 26 marzo, nel tentativo di salire e scendere la cima dell’Everest con la sua mtb, peraltro, preparato da un personal trainer d’eccezione che lo affiancherà in spedizione: Simone Moro, tra i più grandi alpinisti al mondo.
Ed è polemica…
Alcuni autorevoli rappresentanti del giornalismo, del mondo CAI e appassionati di montagna, si sono chiesti se tale operazione non rischi di banalizzare il significato delle spedizioni sugli Ottomila, come pure la conquista di cime aspre e difficoltose, sostenute da profonde componenti ideali, umane e spirituali che fanno dell’alpinismo una scuola di vita (fonte: www.terzotempomagazine.it)
Tre gli obiettivi di Brumotti: scalare con una bicicletta alcuni tratti dell’Everest, essere il primo uomo ad arrivare in vetta con una bici e, una volta messo piede sul tetto del mondo, compiere il maggior numero di salti sulla ruota posteriore.
Show dei Record? “Acrobazie di cui non si sente la necessità”, commenta qualcuno…
Cosa ne pensa in proposito il pubblico di MOUNTAINBLOG?
Diamo la parola ai nostri lettori, agli appassionati di montagna che ci seguono, invitandoli a trasmetterci il loro punto di vista in merito, attraverso il sondaggio che apriamo su MOUNTAINBLOG a cui potete partecipare votando una delle risposte e/o aggiungendo un commento direttamente al fondo di questo articolo.
Tags: action, Alpinismo e Spedizioni, CAI, Everest, Himalaya, opinioni, record, show, Simone Moro, sondaggi, Terzo Tempo Magazine, Vittorio Brumotti
” Farlo sull’Everest ” è un po’ la “maledizione” che si porta dietro la montagna più alta della terra.
Con il cronometro in mano, con spedizioni commerciali, sorvolandolo con l’ultraleggero e la mongolfiera, scendendolo con gli sci, lo snowboard e il parapendio, salendolo con gli handicap (disabilità e cecità ), con e senza ossigeno, dal livello del mare, stabilendo record di età ( il più giovane e il più vecchio ), atterrandoci con l’elicottero, portandoci la fiaccola olimpica, arrivando in bici al campo base…….
E quelli del CAI si stupiscono e inorridiscono ( solo ) ora, che un pluricampione freestyle bike, accompagnato dal più mediatico degli alpinisti italiani, tenta di arrivare in vetta in bìci ?!?!
Dove erano mentre accadevano decine di altre esibizioni su quel palcoscenico inevitabilmente ambito?!
Ci voleva proprio Brumotti per risvegliarli dal letargo dei loro 140 anni di storia e fargli capire che il mondo sta cambiando ?!?!
Se è così, chapeau a Brumotti, che prima di salire, ha realizzato l’Impresa …
Come sempre il “famolo strano” sulla montagna più alta del mondo ha almeno due facce di lettura – oltre ad altrettante infinite interpretazioni: da una parte può essere il sintomo di una disperata quanto vana ricerca di del significato perduto dell’alpinismo… dall’altra può essere un segno di creatività, nel trovare sempre nuovi modi per ripercorrere le stesse vie.
(Nemmeno) ai posteri l’ardua sentenza!
Mi indignerei se Brumotti salisse in motoslitta, farlo in mtb preume un’ulteriore fatica, (almeno in salita) e nulla toglie allo straordinario impegno fisico richiesto ad una impresa del genere.
Trovo la cosa apprezzabile ed ammirevole, mi auguro possa riuscire.
Francesco Michelacci – Cesenatico –
La bicicletta serve per altre cose, si tratta di azioni insensate che solo una stampa insulsa e vuota può propagandare! Magari la bici la facciamo portare su gli sherpa!!! Ma fatemi il piacere!!!
Spero vivamente che non ce la facciano, senza farsi del male, per il resto altri commenti ed interventi hanno già spiegato
Carlo
Anni fa un mio amico si era lodato di essere salito dal versante di Susa sulla vetta del Rocciamelone con la propria moto da trial; venni poi a sapere che, con l’aiuto di amici l’avevano portata su di peso nei tratti più difficili. Per la maggior parte delle persone però rimase il ricordo della notizia in sè e non della verità. Visti i presupposti non vorrei che una cosa simile accadesse pure qua, anche perchè sarebbe ben più grave.
A mio avviso ognuno può provare a salire una montagna nel modo che più gli aggrada, l’importante è che la cronaca dell’esperienza sia veritiera e non “vendita di fumo” come purtroppo accade oggi troppo spesso.
ho scelto la risposta “ognuno in montagna è libero di andarci come vuole”, perché credo che la libertà sia sacrosanta, ma credo sia meglio specificare che al di là della libertà individuale, sacrosanta, non mi interessa niente uno che va a fare saltelli sulla bici in vetta all’Everest. Sarebbe stato meglio esercitare di più la fontasia per trovare qualcosa di nuovo, estetico ed etico da fare in e per la montagna. Inoltre chi gliela porta la bici? Come si a vendere come record un’operazione in cui la partecipazione personale non si discosta da quella dei partecipanti alle spedizioni commerciali. Tempo fa mi risulta che per fare saltelli in cima a una falesia Brumotti si è fatto issare la bici da amici, monopolizzando inoltre la parete per tutto il giorno e limitando la libertà altrui.
Fermo restando che ognuno è libero di far ciò che vuole fin che non lede la libertà altrui l’idea di portare (più che di usare) una bici sull’Everest mi sembra mi sembra più una trovata pubblicitaria tipo le foto di Oliviero Toscani x Benetton che un’iniziativa alpinistica. Mi meraviglio che Simone Moro si presti a questo gioco ma forse sarà spinto dagli sponsor
Non serve e non so se si possa chiamare impresa: in quanti lo “scortano”? con quanti km di corde lo assicurano?con o senza ossigeno?chi porta la bici?dove pedala?per quanti metri?chi paga?
aspettiamo per le risposte ma sinceramente non mi piace!
…io sono più stupito dall’impresa poco elegante del CAI per screditare un’iniziativa a loro fastidiosa, anche se dal punto di vista “tecnico alpinistico” la cosa può presentare possibili “perplessità”, che il Club Alpino Italiano non si lasci sfuggire l’occasione per polemizzare denota un DNA di un’associazione quantomento anacronistica!
Angelo – Bergamo
Ho scelto la risposta “ognuno in montagna è libero di andarci come vuole”…
Io stesso sono sempre più avvilito e indignato per l’atteggiamento da padroni della montagna che spesso viene tenuto dalle associazioni e praticanti vari.
Almeno due o tre sabati al mese, nella bella stagione, indosso scarponi, racchette e zaino in spalla e vado in montagna a forza di gambe e sudore, tra un tripudio di saluti, sorrisi e apprezzamenti da parte di una moltitudine di escursionisti, affiliati CAI e naturalisti dell’ultima ora…
fin qui tutto normale a quanto pare…
il problema arriva quanto, il quarto sabato, così, tanto per cambiare, indosso gli stivali, scarico dal carrello la moto da trial e vado in montagna, tra il disprezzo degli escursionisti, le critiche e le contestazioni dei vari soci CAI che dopo aver parcheggiato il SUV di 3000 cc poco più a valle si permettono di contestarmi e di consigliare a me, ripeto a me, di provare a rispettare la montagna vivendola con gli scarponi e lo zaino, che si permettono di telefonare alla Guardia Forestale perchè li infastidisce che io passi a 200 metri da loro con una moto da trial, io il devastatore delle vallate, il criminale che porterà aquile e camosci all’estinzione!
Io direi invece di lasciare che ciascuno vada in montagna come crede e ringraziamo tutti assieme in un unico coro la montagna che permette a tutti, escursionisti, alpinisti, passeggiatori, sciatori, motociclisti, ciclisti, eccetra di fare tutto quello che vogliamo senza lamentarsi mai… è la montagna che ci tollera e ci permette di fare i nostri comodi a sue spese, non certo noi che la proteggiamo…
trovo anch’io disidicevole il punto di vista del CAI che stigmatizza l’impresa, come sempre si arroga il diritto di dire chi danneggia la montagna e chi no, salvo poi gestire “rifugi” in alta quota che di fatto danneggiano la montanga dal punto di vista paesaggistico, ambientale che non Brumotti con la sua bici sull’Everest. Inoltre è il CAI che annovvera tra i suoi adepti tutti coloro che contribuiscono ad inondare gli ottomila di rifiuti con spedizioni altrettanto fantasiose”. E’ ora di finirla di attaccare pregiudizievolmente le bici, le moto da trial e altro solo per giustificare la propria esistenza, continuate a ricevere finanziamenti pubblici per fa finta di pulire qualche sentiero bello in vista e lasciate in pace chi invece contribuisce al rilancio del territorio in modo diverso e senza gravare sulle spese dei contribuenti.
Giulio
“Madre dell’universo” e “Dio del cielo”: è così che i tibetani e i nepalesi chiamano l’Everest. Montagna sacra, per loro che ci vivono da millenni, “circo del no-limits”, per noi occidentali che non sappiamo più cosa inventarci…
Questo il mio articolo a riguardo: http://www.matteogracis.it/leverest-in-bicicletta-una-pagliacciata/
Buon giorno,
credo proprio che questa “follia” giustamente è stato bloccata dal ministero quando ne hanno capito l’ennesimo tentativo di usare l’Everest per uno scoop.
Vivo da decenni a Kathmandu e segue anche le spedizioni, ormai l’Everest è stato ridotto da molti a un playground per record assurdi, Brumotti ne ha solo aggiunto un altro. Fortunatamente adesso il governo ha bloccato queste follie dei occidentali che senza alcun rispetto verso le popolazioni locali che vedono nella montagna più che solo roccia e ghiaccio possono sperare che i soldi dei ricchi occidentali non li permettono ogni cosa che vorebbero fare nel paese loro! Per fortuna non si paga tutto con i soldi, la corruzione nel paese è alta, bene che qualcosa sta cambiando.
Che poi Simone Moro supporta questa iniziativa deplorabile della montagna considerato la madre della terra e protettrice dei Sherpa e Tibetani un mero ogetto per scoop mediatici.
Con questo, Moro ha dimostrato che molti dei suoi propri discorsi non sono altro che parole vuote. Spero vivamente che questa “storia” li da entrambi da pensare. Come a coloro che hanno cercato di realizzare assieme a lui questa impresa.
In futuro mi auspico che il governo nepalese controlli meglio i permessi e che cosa viene richiesto. Per fortuna un impiegato del ministero si ha preso finalmente il tempo di leggere il tutto per bene. Magari era proprio un Sherpa…
Navyo Eller
Kathmandu
Sono sempre più tanti e troppi coloro che usano la montagna per i propri comodi e mi dispiace che tra questi ci siano anche i più grandi alpinisti di ieri e di oggi che poi dichiarano di amare la montagna e di avere imparato molto da Lei. Ma cosa dicono? Predicano bene e poi bestemmiano ignari che gli altri non se ne accorgono perchè si credono “eroi”. Sono di L’Aquila e aver saputo che l’Associazione “L’Aquila per la vita”, due anni fa, ha invitato Mesner per una serata e questi è stato così coraggioso e sfrontato di chiedere € 35.000 mi ha fatto molto male. La richiesta poi caduta su Simone Moro, il quale si sarebbe accontentato di € 10.000…è caduta veramente e ci siamo dovuti accontentare della presenza di Silvio Mondinelli “Gnaro” venuto gratuitamente!!! Credo che la montagna non può essere venduta e che le emozioni non le danno soltanto coloro che sono riusciti a compiere “imprese” o a fare di Lei un circo equestre. Quanti salirebbero su tutti gli Ottomila senza l’aiuto dell’umile Scherpa? E se poi mi dicono che sull’Everest ci si può andare anche in bici…è finita ogni impresa di coloro che sono saliti e salgono solo con le gambe…con una gamba e una protesi e via dicendo. Se andare per monti o scalare pareti se ne è fatto in passato un opera d’arte, senza troppo violentarla, qual è quella di oggi, se corrotta dagli sporchi denari? Non è la montagna ad essere “assassina”, quando succede un incidente, ma è l’uomo che non sa rispettarla come una vera mamma.
Sono figure come Filippo Crudele a disturbare l’alpinismo – con le loro bugie e i loro Kitsch.
R.M. non ha mai chiesto Euro 35.000 per una conferenza. Bugie di questo genere vengono messe in giro per liberarsi della propia invidia. O perchè le chiacchiere sulla montagna sono più grandi dell’Everest.