MENU

19 Marzo 2013

Alpinismo e Spedizioni · Cult · Alpinismo e Spedizioni · conquista del K2 · Cult · experience · fiction · film per la televisione · K2 · K2 la montagna degli italiani · Rai Uno · Spedizioni · televisione · Alpinismo e Spedizioni · Vertical · Cultura

K2. LA MONTAGNA DEGLI ITALIANI – 1^ Parte Oltre 4,8 milioni di telespettatori

Grande successo per la prima parte della miniserie televisiva K2 La montagna degli italiani“, trasmessa su Rai 1 ieri, lunedì 18 marzo, che ha vinto il prime time avendo ottenuto 4 milioni 860 mila spettatori e uno share del 16.69 (Adnkronos).

La seconda e ultima parte della fiction, che racconta la conquista del K2 avvenuta nel 1954,  andrà in onda questa sera alle 21,10.

 

 

Tags: , , , , , , , , , ,

4 Responses to K2. LA MONTAGNA DEGLI ITALIANI – 1^ Parte Oltre 4,8 milioni di telespettatori

  1. john ha detto:

    ieri sera ho visto questa “fiction” .. ammazza che brutta oh..non ci potevo credere.. il finale poi a trallucci e vino non si puo vedere….

  2. gianni ha detto:

    confermo, una bella storia italiana rappresentata con banalità e piena di luoghi comuni sulla montagna, la figura di Bonatti come ragazzo sbruffone e superficiale poi……nonostante tutta la letteratura su di lui….chissà cosa ne pensa la signora Rossana…..

  3. marco ha detto:

    Per chi conosce la storia e i personaggi questo papocchione è stato inguardabile. Per chi non la conosce è lo stesso. Personaggi come macchiette, doppiaggio ridicolo, ambientazione discutibile (l’erba a 7000 e oltre di altezza), attori che non sono mai andati in montagna e non hanno mai camminato nella neve…. Vergognoso!!!!

  4. Carlo ha detto:

    Lo sceneggiato è effettivamente assai brutto, per i motivi che avete detto e anche per altri. Ciò che non è tollerabile è che ogni volta un certo tipo di fiction Rai o Mediaset riduca al denominatore comune del papocchione citato QUALSIASI storia trattata. Qui si trattava di una vicenda drammatica e controversa, con luci ed ombre (molte). Ma se si fosse trattato di un’avventura africana o della biografia di uno scienziato avremmo avuto ESATTAMENTE lo stesso risultato. Tutto è appiattito nella melassa e si giunge sempre alla petizione banalissima e offensiva dei buoni sentimenti, un sempiterno don Matteo che ha in sé qualcosa di controriformista… Si potevano raccontare gli scherzi da caserma di Lacedelli, che getta nella neve Bonatti seminudo e lo rende inabile a muoversi per quasi un mese? No? D’accordo. Ma non c’era bisogno di intessere quella manfrina di relazione che lo offende. Bonatti non era un uomo facile, ma per questo il suo alpinismo era affascinante, era la risposta al suo disagio relazionale, come ha dichiarato e scritto spesso, per questo era affascinante. Ve lo immaginate istrione vestito da donna che passeggia in paese dopo essere fuggito dagli abbracci di un fienile? Vecchio Walter, femminaro impenitente! Il riflesso della luce sul ghiaccio delle montagne gli avrà provocato l’uveite? I clichés con cui sono costruiti i personaggi sono tutti da sceneggiatore TROPPO pigro. Si potrà dire che la fiction televisiva è un’industria e questa roba si vende. Ma chi se lo compra un oggetto tanto sgangherato? La gente lo ha visto per l’aspettativa che destava l’evento, non per la qualità del risultato. Chi mai lo rivedrebbe? Anche i film di Trenker (non c’è mica bisogno di citare Kurosawa…) erano girati per il grande pubblico, eppure, con i limiti e le ingenuità (a volte notevoli) che hanno, sono assai migliori. Anche Heidi, al confronto, è un’opera di stile. Il postulato di partenza è che lo spettatore sia cretino e che questo voglia. Per fortuna siamo più autentici e più esigenti, per disgrazia chi va in montagna è meno stupido di così (ma sono convinto che subacquei, danzatori di tango e cercatori di cicoria siano altrettanto indignati). Il ritratto bellissimo di Paolo Rumiz, uscito per la morte di Bonatti, ne fa un affascinante, misterioso Achille delle Alpi Occidentali, visto dagli occhi di un bambino che vive l’esperienza del mito, quasi di un rito di iniziazione. Non chiedevamo tanto, ma bisognava per forza fare della storia italiana una farsa e di un uomo un frescone?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *