Innanzi tutto per ricordare un grandissimo scrittore, che è stato anche mio professore – e come tale mi ha non poco aiutato, prima alle medie, poi all’ università – e che ingiustamente è quasi sconosciuto, anche nel ristretto ambiente specializzato degli autori di montagna.
Uomo di lettere che avendo conosciuto la montagna attraverso il Carso, sulle orme del concittadino Kugy, ha voluto, ormai più di quarantacinquenne, farvi ritorno insieme ad un grandissimo letterato, Giani Stuparich; scegliendo la forma più impegnativa, malgrado l’età non più giovanile: l’arrampicata – erano stati tutti e due allievi di Comici.
“Ritorno alla Montagna” per chi – come Mario Martinelli – l’aveva abbandonata e ad un certo momento della propria vita ha sentito il bisogno di rinnovare nel modo più stretto il rapporto, abbandonando la città per vivere tra i monti.
“Ritorno alla Montagna” per chi, grandissimo alpinista – Come Roberto Mazzilis – dopo un’attività esplorativa brillantissima per alcuni anni aveva abbandonato l’arrampicata per dedicarsi ad altra attività. E poi ha sentito la necessità di riprendere quella che per lui era stata ragion di vita, riaffermandosi tra i più grandi scalatori italiani.
“Ritorno alla Montagna” per chi, a causa della guerra, abbandonato per forza ogni rapporto col monte – come Jori, Andreoletti e Alberto Zanutti, commilitoni nel corpo degli Alpini, alla fine del conflitto si riaccostano alle amate guglie riunendosi in cordata per una splendida via nuova.
“Ritorno alla Montagna” per chi – come Dino Buzzati – obbligato dal lavoro di stare lontano dai monti li ritrova trasformando con l’arte grafica il Duomo in una cima coronata da gugliette.
“Ritorno alla Montagna” per chi, – come Julius Kugy-, deluso dalla guerra e dalle negative vicende economiche cittadine, non potendo per età riprendere le ascensioni fisiche, le sostituisce con quelle poetiche-narrative.
“Ritorno alla Montagna” per chi, – come Emilio Comici – cui la frequenza dalla pianura non è sufficiente e, abbandonata la sicurezza dell’impiego, emigra nella cittadina alpestre, perché il suo ritorno risulti definitivo.
“Ritorno alla Montagna” per chi, come me, strappato alla scalata da un male gravissimo, dopo sanatorio e operazione, ricomincia a dedicare la vita alle cime, fisicamente e spiritualmente.
“Ritorno alla Montagna” per l’ essere umano cui la vetta rappresenta – dovrebbe rappresentare – il ponte alato che dalla terra si collega al cielo.
Ogni genere di relazione uomo-montagna vorrei trattare in questo sito; e di ogni possibile rapporto vorrei colloquiare serenamente con chi ama come me le cime. E ne cerca il contatto.
“Pace agli uomini di buona volontà”, una delle massime – ma potrebbe essere comandamento – più elevate dell’umanità.
“Pace tra gli alpinisti di buona volontà”: legame d’amore da sostituire alla sterile polemica tra quanti ricercano una vetta.
Roccia, neve-ghiaccio, cattedrali e campanili, ottomila e monoliti.
Ascensioni e scalate. Non solo tecnicismo, ma etica specialmente.
Arrampicatori ed escursionisti. Teorici e scrittori.
Questo, il mio, il nostro “Ritorno alla Montagna”
Un blog che non voglio mio, ma di quanti questa Montagna cercano di conoscere e di amare.
Spiro Dalla Porta-Xydias
Tags: alpinisti, Dino Buzzati, emilio comici, Giani Stuparich, Julius Kugy, Mario Martinelli, montagna, Roberto Mazzilis, Spiro dalla Porta Xydias
…Spiro Dalla Porta-Xydias… magnifico come sempre….
Spiro, sarei curioso di leggere dieci parole (perchè solo dieci?) senza commento che rappresentino un distillato delle tue emozioni / stati d’animo quando senti dentro questa entità detta “montagna”
Caro Marco, non è facile accontentarti, dato che non vuoi commenti ma dieci parole.
Cerco di farlo in tutta sincerità.
“Fuori dal tempo, fuori dallo spazio, in altra, felice dimensione.”
Spiro
Grande sintesi! Quanti pensieri accendono dieci parole per dire “montagna”…
Ovvero luogo dove si può ancora ritornare all’essere “semplicemente” Esseri Uomani nel senso quasi primordiale/autentico del termine?
Quasi che altri luoghi scandiscono un tempo e determinano lo spazio nel quale viviamo che sentiamo sempre più distanti dal nostro essere profondo?
La felicità è dunque un ritorno, una riscoperta illuminata da ciò che sentiamo “montagna” dove ci è ancora data la possibilità di riaffermare niente di più (e niente di meno!) di ciò che siamo nel profondo?
Grazie Spiro!
Caro Marco,
sono io che ti ringrazio, perché è bello incontrare chi condivide il pensiero. Come dici giustamente la montagna è “luogo” – o se vuoi “entità” dove “puoi ritornare all’essere semplicemente Esseri Umani”. Intendendo quel “semplicemente” come qualcosa di altissimo.
Per me la montagna è la natura primordiale e originaria. Per altri potrà essere il mare. Ma penso che la montagna, anche figuratamente, è simbolo di elevazione. Per cui puoi – e devi – continuare a salirla anche quando le forze fisiche non te lo permettono più.
Perché costituisce risposto alla tua ricerca spirituale e al tuo spirito si indirizza.
ripeto, questo nostro incontro è stato ed è davvero bello! – Spiro
Leggere queste righe e poesia. Un pensiero. Con ammirazione. Spero di conoscerla presto. Mio marito,il dr crisman,me lo ha promesso! Buona serata. Maria Tomat