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28 Gennaio 2025

Alpinismo e Spedizioni · Vertical

Alpinismo. L’UIAA mette in guardia contro l’uso dello xeno ad alta quota. La risposta di Furtenbach

Fonte UIAA

L’Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche interviene nel dibattito sull’uso pianificato del gas nobile xeno

Lukas Furtenbach in disaccordo con il presidente della Commissione medica dell’UIAA

Anche l’UIAA – Unione Internazionale delle Associazioni di Alpinistiche si è espressa in merito all’impiego del gas nobile xeno (o xenon) nell’alpinismo d’alta quota. “Secondo l’attuale letteratura [scientifica], non ci sono prove che l’inalazione di xeno migliori le prestazioni in montagna e un uso improprio può essere pericoloso”, si legge in una dichiarazione ufficiale della commissione medica dell’UIAA.

Completamente in disaccordo, l’alpinista e guida Lukas Furtenbach, titolare dell’agenzia Furtenbach Adventures, che prevede di utilizzarlo prossimamente sull’Everest per acclimatarsi e ridurre così a una settimana la durata della spedizione.

Lukas, che risponde all’UIAA attraverso il blog di Stefan Nestler, definisce l’affermazione dell’UIAA “non scientifica, piena di errori metodologici e sostanziali, di interpretazioni errate e di insinuazioni malevole”. Secondo Furtenbach “è falso che lo xeno non abbia alcun effetto sull’eritropoiesi [la formazione dei globuli rossi] e sulle prestazioni. Significherebbe che dovrebbe essere immediatamente rimosso dall’elenco dell’Agenzia mondiale antidoping WADA  o non avrebbe mai dovuto essere incluso nella lista”.

Furtenbach, sostiene che la dichiarazione riflette “solo l’opinione personale di Urs Hefti” che ha uno stretto rapporto d’affari con un concorrente e che gli ha anche confermato per iscritto che la dichiarazione è la sua opinione personale.

Il dottor Hefti, ortopedico e medico sportivo svizzero, è il presidente della commissione UIAA composta da 19 membri.

Lukas Furtenbach. Foto archivio personale

Furtenbach: “Dose raccomandata?”

Secondo la dichiarazione della commissione, lo xeno è un gas anestetico e quindi un farmaco con relativi effetti collaterali avversi e rischi per la salute: “In un ambiente non monitorato, potrebbe compromettere le funzioni cerebrali, la respirazione e portare persino alla morte. In uno studio è stata osservata una significativa sedazione nelle persone che ne fanno uso alle dosi raccomandate per l’alpinismo. Anche una leggera sedazione è dannosa nell’ambiente potenzialmente pericoloso dell’alpinismo ad alta quota”.

Furtenbach è sorpreso.“Chi avrebbe dovuto fare questa raccomandazione?”, si domanda l’austriaco, aggiungendo che “probabilmente siamo gli unici ad avere una base di dati e un’esperienza di diversi anni di ricerca sull’uso dello xeno per l’acclimatazione”.

Inoltre, né lui né il suo consulente medico, l’anestesista dott. Michael Fries hanno rivelato l’esatto rapporto della miscela xeno e ossigeno utilizzato. Furtenbach afferma che il trattamento viene effettuato molto prima dell’esposizione all’altitudine, quindi al momento dell’esposizione, lo xeno non è più rilevabile nell’organismo. “Ovviamente la commissione medica dell’UIAA non ha nemmeno compreso l’applicazione base “, afferma Furtenbach, che ribadisce che ne Hefti, ne altri della commissione hanno mai contattò  lui o il dr. Fries per saperne di più.

UIAA: “Lo xeno dovrebbe essere riservato alla sala operatoria”

UIAA prosegue affermando, nella sua dichiarazione, che l’acclimatamento è un processo estremamente complesso: “Poiché i cambiamenti fisiologici richiedono giorni o settimane per influenzare l’organismo, da un punto di vista fisiologico un singolo farmaco somministrato una tantum non può essere la chiave per una migliore acclimatazione o un miglioramento delle prestazioni. Per quanto riguarda l’eritropoietina [EPO], la sostanza bersaglio dello xeno, sono necessarie settimane affinché i globuli rossi si moltiplichino,  quindi è improbabile che la sua somministrazione poco prima della scalata faccia la differenza in termini di emoglobina, ematocrito o prestazioni”.

La conclusione dei medici dell’UIAA: “Lo xeno è raramente utilizzato in medicina e non è approvato in tutti i paesi. Il suo utilizzo dovrebbe essere riservato alla sala operatoria e all’anestesia da parte di specialisti adeguatamente formati. Da un punto di vista medico, l’uso off-label senza una base scientifica e con rischi per la salute sconosciuti deve essere respinto.”