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Spedizione in Groenlandia. Foto: Moritz Attenberger
Il team tedesco formato da Glowacz, Hans, Dorfleintner, Schlesener e Attenberger ha aperto una nuova via sulla Sud del Grundtvigskirken (1.977 m)
Il tedesco Stefan Glowacz, uno dei pionieri dell’arrampicata sportiva degli anni ’80 e ’90, con i suoi compagni di spedizione, i connazionali Philipp Hans, Markus Dorfleitner, Christian Schlesener e Moritz Attenberger, ha a aperto una nuova via sul Grundtvigskirken (1.977 m).
Con a disposizione due mesi estivi per realizzare il progetto, la squadra ha iniziato il viaggio dalla stazione ferroviaria di Stamberg in Germania. Raggiunta Glasgow (Scozia), sono saliti su una barca a vela lì noleggiata, con cui hanno attraversato le Ebridi e l’Islanda. Sono sbarcati in Groenlandia tre settimane dopo.
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Spedizione in Groenlandia. Foto: El. Danone. Fonte: S. Glowacz/instagram
L’obiettivo iniziale era tentare di aprire una via sulla Nord del Grundtvigskirken, una parete di 1.300 metri di granito.
Glowacz e Hans avevano appena scalato la prima lunghezza quando un grande blocco di roccia è caduto 100 metri circa sopra la loro testa, schiantandosi contro una sporgenza a metà altezza. Il blocco si è frantumato in mille pezzi e le pietre hanno colpito gli scalatori. Philipp Hans ne è uscito illeso, ma Stefan Glowacz ha riportato lesioni alla coscia e all’avambraccio destro.
Abbandonato immediatamente questo primo obiettivo, gli alpinisti hanno deciso di affrontare la cresta Sud, che contava un tentativo britannico non completato nel 1978.
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Stefan Glowacz, apre una nuova via in Groenlandia Foto: Moritz Attenberger
La salita è andata molto meglio. Superati i 1.500 metri verticali, hanno riposato per alcune ore su un bivacco prima di raggiungere la vetta il mattino successivo. Sono rientrati al campo base circa 24 ore dopo averlo lasciato, con la soddisfazione di aver tracciato una linea battezzata “Suffer and Smile – Boys don’t Cry”.
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Spedizione in Groenlandia. Il team tedesco sulla cima del Grundtvigskirken. Foto: Moritz Attengerger. Fonte: S. Glowacz/instagram
Il viaggio (andata e ritorno) della spedizione tedesca “by fair means” , è stato effettuato in treno e in barca a vela per avere il minor impatto possibile sull’ambientale.